Si fa presto a dire “drone”. Questa parola è indubbiamente quella più utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni per indicare un velivolo senza persone a bordo e controllato a distanza. Il termine “drone”, però, comprende dispositivi molto diversi tra loro: dai piccoli quadricotteri utilizzati per divertimento o per riprendere video e fotografie aeree, ai velivoli professionali impiegati per operazioni di varia natura che spaziano da quello cinematografico a quello agricolo e industriale.
Drone, quindi, è una denominazione generica. Entrando più nello specifico, è tutto un fiorire di sigle che possono generare confusione e dubbi. Ecco perché abbiamo pensato di fare un po’ di chiarezza, entrando nello specifico di tutte quelle che hanno a che fare con l’universo dei nostri droni.
UAS: il sistema completo
Probabilmente è la sigla più conosciuta. UAS è l’acronimo di Unmanned Aircraft System, espressione inglese che identifica un sistema aeromobile senza equipaggio. Quando viene utilizzata? Sostanzialmente per identificare non solo il velivolo ma anche tutte le apparecchiature necessarie per il controllo e il monitoraggio e gli altri componenti funzionali al suo utilizzo. In un drone per riprese aeree, per esempio, con UAS si includono il velivolo, il radiocomando e il collegamento che permette di trasmettere i comandi e ricevere le informazioni di volo.
UAS è inoltre la sigla utilizzata nella normativa europea per indicare i sistemi aeromobili senza equipaggio. Conoscerla è quindi fondamentale per orientarsi tra le disposizioni dell’Easa (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea) e dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), gli organismi di riferimento per la sicurezza e la regolamentazione del volo dei droni.

UA e UAV: qual è la differenza?
Ci sono poi altre due sigle dei droni piuttosto simili tra loro, tanto nell’acronimo quanto nel significato. UA – che significa Unmanned Aircraft – viene utilizzata per identificare il solo velivolo, contrapponendosi dunque al sistema completo che, come abbiamo visto, è indicato con la sigla UAS.
UAV è l’acronimo di Unmanned Aerial Vehicle. Anche questa sigla viene spesso utilizzata per indicare il drone, senza includere il radiocomando e gli altri elementi del sistema. Nell’uso comune, UAV e UA vengono quindi spesso considerati equivalenti, sebbene negli ultimi tempi UA sta prendendo il sopravvento perché è la sigla utilizzata nella normativa europea. La sigla UAV, però, non è finita nel dimenticatoio perché è ancora presente in numerosi articoli, schede tecniche e documenti internazionali.

RPAS: pilotare da remoto
RPAS significa Remotely Piloted Aircraft System e identifica un sistema aeromobile pilotato da remoto. Il termine mette in evidenza la presenza di un pilota che controlla il velivolo da una postazione esterna. È quindi particolarmente pertinente quando si parla di sistemi a pilotaggio remoto e del loro impiego professionale.
Rispetto a UAS, RPAS sottolinea in modo esplicito la componente del pilotaggio da remoto. Le due espressioni si incontrano nella documentazione tecnica e aeronautica ma non sono necessariamente intercambiabili in ogni contesto.

APR e SAPR: le sigle dei dron italiane
Prima della diffusione della terminologia europea oggi in uso, in Italia erano particolarmente comuni le sigle APR e SAPR. APR significa Aeromobile a Pilotaggio Remoto e identifica il velivolo controllato da un pilota da remoto. SAPR significa Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto e indica invece il sistema costituito dall’aeromobile, dalla stazione di controllo e dagli elementi necessari per gestire il volo. SAPR è forse l’acronimo più noto anche al grande pubblico.
La distinzione tra APR e SAPR è analoga a quella tra UA e UAS: APR identifica il mezzo, mentre SAPR si riferisce al sistema nel suo complesso. Queste sigle sono ancora presenti in documenti, pubblicazioni e contesti professionali italiani ma non nella normativa europea.
FPV: volare in prima persona
FPV è l’acronimo di First Person View e indica una modalità di pilotaggio nella quale il pilota visualizza le immagini riprese da una telecamera montata sul drone. Le immagini vengono trasmesse in tempo reale a uno schermo, a un dispositivo mobile oppure a un visore, come il […] o il […], consentendo di percepire il volo da una prospettiva simile a quella del velivolo. Questa modalità è particolarmente diffusa nei droni utilizzati per riprese o scatti fotografici.
È importante ricordare che FPV descrive una modalità di visualizzazione e pilotaggio, non una categoria normativa ma soprattutto che l’utilizzo di un visore non modifica, da solo, le regole applicabili al volo. Occorre sempre verificare le condizioni operative previste dalla normativa.

VLOS, EVLOS e BVLOS: le modalità di volo
Quando si parla di operazioni con i droni, altre tre sigle ricorrono frequentemente: VLOS, EVLOS e BVLOS. Riguardano la possibilità di mantenere il contatto visivo – o meno – con il velivolo durante il volo.
- VLOS – Visual Line of Sight: indica il volo a vista. Il pilota mantiene il contatto visivo diretto con il drone, senza affidarsi esclusivamente alle immagini trasmesse dalla telecamera o ad altri strumenti elettronici. È una condizione fondamentale per le operazioni condotte secondo le regole della categoria Open, nel rispetto dei relativi requisiti.
- EVLOS – Extended Visual Line of Sight: indica i voli in cui il pilota riesce a mantenere il controllo visivo del drone anche grazie all’aiuto di una o più persone incaricate di osservare il dispositivo da una posizione diversa. Questa modalità deve comunque rispettare le regole di sicurezza, perché la presenza di un osservatore, da sola, non autorizza automaticamente a effettuare il volo.
- BVLOS – Beyond Visual Line of Sight: identifica le operazioni condotte oltre il campo visivo diretto del pilota. Il drone può quindi trovarsi a una distanza tale da non essere più visibile a occhio nudo dall’operatore. Queste operazioni possono essere utilizzate, per esempio, in alcuni servizi di ispezione, monitoraggio e trasporto. Richiedono però una valutazione delle condizioni operative e il rispetto dei requisiti autorizzativi previsti.



In sintesi: le principali sigle dei droni
Per orientarsi rapidamente tra le definizioni più diffuse, ecco un riepilogo:
- Drone: termine generico e di uso comune
- UAS: il sistema completo, comprendente il velivolo e le componenti necessarie al suo controllo
- UA: il solo aeromobile
- UAV: acronimo tradizionalmente utilizzato per indicare il solo aeromobile
- RPAS: sistema aeromobile pilotato da remoto
- APR: aeromobile a pilotaggio remoto, acronimo esclusivamente italiano
- SAPR: sistema aeromobile a pilotaggio remoto, utilizzata solo in Italia
- FPV: modalità di pilotaggio basata sulla visualizzazione delle immagini riprese dal drone
- VLOS: il volo che si effettua mantenendo il contatto visivo diretto con il drone
- EVLOS: operazioni con visibilità estesa, secondo le condizioni previste
- BVLOS: volo oltre il campo visivo diretto del pilota
Conoscere queste definizioni permette di leggere con maggiore consapevolezza le schede tecniche, le guide e i documenti relativi al mondo dei droni. Per quanto riguarda l’utilizzo pratico, è comunque essenziale fare riferimento alle disposizioni aggiornate dell’Enac e dell’Easa, perché la sigla utilizzata per descrivere un drone non determina da sola quali operazioni siano consentite.
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