Quando decidiamo di fare volare un drone, ci concentriamo giustamente sul rispetto delle normative vigenti e sul tipo di riprese che vogliamo ottenere. Ci dimentichiamo però che il cielo non è di nostra proprietà e che, anzi, è spesso l’habitat naturale di centinaia di specie di uccelli. Alcuni non si curano minimamente del nostro drone, altri ne sono infastiditi. E questo può facilmente portare a incidenti.
Un uccello che si avvicina a un drone può provocare una collisione, danneggiare eliche o motori e, nel peggiore dei casi, la caduta del velivolo. Il problema riguarda una specie in particolare: i gabbiani. Ma non solo, anche rapaci, corvidi e altri uccelli territoriali o di grandi dimensioni possono essere infastiditi da un drone in volo. Va da se che un drone entry-level per riprese a bassa quota, come un DJI Mini 5 Pro, un DJI Lito o un Flip, è meno esposto di un drone di livello intermedio o avanzato in missione di lavoro. Un DJI Air o un Mavic facilmente operano a 100 metri di quota e oltre.

L’aviazione civile insegna

Il problema dei gabbiani – e più in generale degli uccelli – è tutt’altro che teorico. L’Enac, ovvero l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, considera il wildlife strike, cioè la collisione tra aeromobili e fauna selvatica, un rischio concreto per l’aviazione. Gli uccelli rappresentano circa il 95% degli eventi di questo tipo (bird strike) e l’Italia, per posizione geografica e varietà di habitat, è interessata da importanti movimenti di uccelli.
Naturalmente un piccolo drone non è un aereo di linea e le conseguenze e le cause di una collisione sono molto diverse. Ma il principio è lo stesso: due oggetti che condividono lo stesso spazio aereo possono entrare in competizione. Quali sono le soluzioni e le contromisure da adottare per evitare che droni e gabbiani (o altri uccelli) vengano in contatto?

Oltre a costituire, in alcune situazioni, una minaccia alla stabilità dei droni in volo, i gabbiani sono soggetti molto affascinanti da riprendere e fotografare in quota. Alcuni modelli di droni DJI, come il DJI Air 3S o il DJI Mavic 4 Pro, dispongono di un sistema di ripresa composto, rispettivamente, da un doppio e da un triplo obiettivo fotografico. Il DJI Air 3S, con il suo medio-tele da 70 mm di focale (e apertura f/2.8) consente riprese ravvicinate senza che il drone si avvicini troppo agli uccelli. Può fare ancora meglio il DJI Mavic 4 Pro il quale, fra le sue tre fotocamere, ne annovera una con teleobiettivo da 168 mm e apertura f/2.8, perfetta per primi piani di uccelli mantenendo la distanza di sicurezza (Photo Credits: © Hanifi Sarıkaya)
DJI Air 3S Fly More Combo (DJI RC 2)
DJI Mavic 4 Pro Fly More Combo (DJI RC 2)

Perché i gabbiani (ma non solo) attaccano i droni

Tra i volatili, il nemico numero uno dei droni, sono considerati i gabbiani. Il loro comportamento è aggressivo di natura ma, spesso, nei confronti dei droni è legato alla difesa del territorio e dei nidi. Durante il periodo riproduttivo gli adulti possono diventare aggressivi verso ciò che percepiscono come una minaccia. Un drone che entra nello spazio utilizzato per la nidificazione può quindi essere interpretato come un intruso.
I gabbiani non sono tuttavia gli unici uccelli a poter creare problemi.
Falchi, poiane, aquile e altri rapaci possono rappresentare un rischio. Un drone che entra nel loro spazio può attirare l’attenzione dell’animale, che potrebbe avvicinarsi, inseguirlo o tentare di colpirlo. La situazione merita particolare attenzione perché un rapace può avere dimensioni e peso considerevoli, aumentando le conseguenze di un eventuale impatto.
Anche cornacchie, corvi e gazze sono uccelli curiosi e capaci di reagire agli oggetti estranei presenti nel loro territorio. Non significa che attaccheranno automaticamente un drone ma, in presenza di comportamenti territoriali, è prudente non insistere con il volo.
Il rischio è tangibile durante la stagione riproduttiva o in prossimità di colonie, nidi e aree utilizzate per deporre le uova. In generale, quindi, il problema non dovrebbe essere affrontato considerando una singola specie “pericolosa”: è molto più utile imparare a riconoscere le situazioni nelle quali la presenza di fauna rende il volo sconsigliabile.

Photo Credits: © Berna krdvt

Droni e gabbiani: come capire se è meglio non decollare

La prevenzione comincia prima ancora di accendere il drone. Se nell’area sono presenti uccelli in volo, colonie, nidi o animali che mostrano comportamenti territoriali, può essere preferibile scegliere un’altra posizione o rimandare il decollo.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle zone costiere, alle scogliere, alle aree umide, ai laghi, alle foci dei fiumi e alle zone rurali. Anche la stagione può fare la differenza: durante la riproduzione e la nascita dei pulcini, alcuni uccelli possono reagire con maggiore aggressività alla presenza di un drone.
Se un gabbiano o un altro uccello si avvicina al drone, la cosa migliore è non trasformare l’incontro in un inseguimento. Il consiglio è quello di cercare di allontanarsi dalla zona in modo controllato, evitando manovre improvvise e soprattutto di dirigere intenzionalmente il drone verso l’animale.
L’obiettivo non è “battere” il gabbiano, ma aumentarne la distanza fra il volatile e il drone. Se l’animale continua ad avvicinarsi, è preferibile interrompere l’operazione e riportare il drone in una posizione sicura, scegliendo un’area di atterraggio libera da persone e ostacoli.
Qualora l’attacco fosse già iniziato, l’importante è non farsi prendere dal panico. Il primo obiettivo deve essere mantenere il drone sotto controllo e allontanarlo dall’animale. Non esiste però una manovra universale valida per ogni situazione: la risposta dipende dal tipo di drone, dalla distanza, dal comportamento dell’uccello, dalla presenza di ostacoli e dall’ambiente circostante.

Nella gran parte dei casi, il volo dei droni, anche in presenza di uccelli, si svolge senza che avvenga alcuna interazione tra animale e drone (Photo Credits: © Francesco Ungaro)
Photo Credits: © Castorly Stock

Meglio prevenire che cercare un “repellente”

Nel corso degli anni sono stati proposti diversi sistemi per scoraggiare gli uccelli dall’avvicinarsi ai nostri droni. Colori particolari, adesivi con occhi, dispositivi acustici e altri sistemi di dissuasione sono messi a punto nella speranza di scongiurare i pericoli. Non è però consigliabile considerare queste soluzioni come una protezione affidabile.
Prima di tutto perché nessun sistema garantisce che un uccello non si avvicini al drone. Inoltre, l’utilizzo di dispositivi acustici o di altri sistemi destinati ad allontanare la fauna può avere conseguenze sull’ambiente circostante e deve essere valutato anche sotto il profilo normativo.
La strategia più efficace rimane quindi molto più semplice: evitare di volare dove è evidente la presenza di fauna potenzialmente a rischio e interrompere il volo se gli animali mostrano segni di disturbo o aggressività.

Attenzione anche alla normativa sul rispetto della fauna

Le regole europee sui droni non riguardano soltanto il rischio di collisione con persone o altri aeromobili. Il Regolamento UE 2019/947 stabilisce che le procedure operative debbano essere organizzate in modo da ridurre al minimo il disturbo a persone e animali. In Italia, inoltre, prima di ogni volo è necessario verificare le zone geografiche UAS presenti su d-flight e le eventuali limitazioni dello spazio aereo, tenendo conto che esistono anche zone istituite per motivi di protezione ambientale.
Particolare attenzione va prestata a parchi, riserve naturali, zone umide e aree soggette a tutela della fauna. La normativa europea sulla conservazione degli uccelli selvatici prevede, tra l’altro, il divieto di disturbarli deliberatamente, in particolare durante il periodo riproduttivo. La tutela della fauna deve essere considerata insieme alla sicurezza del volo.

Photo Credits: © Andrei Prodan

Una semplice checklist prima di far alzare in volo il proprio drone

Prima di decollare in un’area dove sono presenti uccelli è quindi utile chiedersi:

  • Ci sono colonie, nidi o gruppi numerosi di uccelli?
  • Gli animali stanno mostrando comportamenti territoriali o di allarme?
  • L’area è vicina a un parco, una riserva o una zona soggetta a tutela?
  • Le mappe di d-flight indicano limitazioni al volo?
  • Le condizioni permettono di mantenere sempre il controllo del drone?
  • Esiste una zona sicura dove poter effettuare un eventuale atterraggio di emergenza?

Se anche una sola di queste condizioni suggerisce un rischio elevato, rimandare il volo può essere la scelta migliore.

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