Il 2026 segna un passaggio importante per chi utilizza i droni nelle attività professionali: dall’ispezione di ponti e infrastrutture al monitoraggio dei cantieri, fino all’agricoltura di precisione. Le novità riguardano soprattutto le operazioni più complesse, ma alcuni effetti possono interessare anche chi vola con un drone consumer.
Addio agli scenari standard nazionali
Dal 1 gennaio 2026 non è più possibile operare secondo gli scenari standard nazionali IT-STS01 e IT-STS02. L’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, precisa che le dichiarazioni presentate in passato dagli operatori hanno perso automaticamente validità il 31 dicembre 2025.
La sigla STS significa STandard Scenario, cioè “scenario standard”: un insieme di condizioni operative prestabilite che consente di svolgere determinate missioni nella categoria Specific mediante una dichiarazione dell’operatore, senza dover costruire ogni volta una valutazione del rischio completamente personalizzata.
Al posto degli scenari italiani restano disponibili gli scenari standard europei EASA STS-01 e STS-02, applicabili in Italia già dal 2024. L’EASA è l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea. Lo scenario europeo STS-01 riguarda operazioni VLOS, ossia Visual Line of Sight: il pilota mantiene il drone costantemente a vista. Lo scenario STS-02 consente invece determinate operazioni BVLOS, Beyond Visual Line of Sight, nelle quali il drone vola oltre la vista diretta del pilota, con precise limitazioni e misure di sicurezza. Per usare questi scenari occorrono droni dotati rispettivamente della marcatura di classe C5 e C6, oltre ai requisiti previsti per operatore e pilota. La normativa europea non distingue solo le aree in cui si può volare da quelle in cui non si può: fissa regole ben precise circa l’assicurazione droni. Ne parliamo nell’articolo: Assicurazione droni: quando, come e perché.

Categorie Open e Specific: qual è la differenza?
Le regole europee classificano le operazioni in base al rischio e non semplicemente all’uso ricreativo o professionale del drone.
La categoria Open comprende le operazioni a rischio più contenuto. In linea generale, richiede di volare entro 120 metri dal suolo, mantenendo il drone a vista, senza trasportare merci pericolose e senza rilasciare materiali durante il volo. Molte riprese fotografiche e video, comprese quelle effettuate per lavoro, possono rientrare in questa categoria se rispettano tutte le condizioni previste.
La categoria Specific riguarda invece le operazioni che superano uno o più limiti della Open. Ne sono esempi alcuni voli BVLOS, le missioni oltre i 120 metri, l’impiego di droni con massa massima al decollo superiore a 25 kg o le attività che comportano il rilascio di sostanze.
Quando una missione non rientra in uno scenario standard o in una valutazione del rischio già predisposta dall’autorità, l’operatore deve normalmente richiedere un’autorizzazione operativa basata sull’analisi dei rischi specifici.
Arriva SORA 2.5
Il 30 giugno 2026, l’EASA ha pubblicato una nuova revisione delle Easy Access Rules per gli UAS, incorporando il pacchetto SORA 2.5.
UAS significa Unmanned Aircraft System, sistema aeromobile senza equipaggio, e comprende non soltanto il drone, ma anche il radiocomando, i collegamenti di comunicazione e gli altri componenti necessari al suo impiego.
SORA è invece l’acronimo di Specific Operations Risk Assessment: il metodo scelto per valutare il rischio di un’operazione nella categoria Specific. La versione 2.5 era stata introdotta dalla EASA con la Decisione 2025/018/R del 29 settembre 2025 ed è ora confluita nel testo coordinato e più facilmente consultabile delle regole europee.
L’analisi considera due elementi principali:
- il GRC, Ground Risk Class, cioè il livello di rischio per persone e beni presenti a terra
- l’ARC, Air Risk Class, che esprime il rischio di collisione con altri aeromobili nello spazio aereo
Cosa è il SAIL, ovvero il Specific Assurance and Integrity Level
Dalla combinazione di questi fattori e delle eventuali misure di mitigazione deriva il livello SAIL, Specific Assurance and Integrity Level. I livelli SAIL vanno da I a VI: salendo di livello aumentano le garanzie tecniche, organizzative e operative che devono essere dimostrate.
A ciascun livello sono associati specifici OSO, Operational Safety Objectives, cioè obiettivi di sicurezza operativa. Possono riguardare, per esempio, l’affidabilità del drone, la formazione dell’equipaggio, la manutenzione, le procedure di emergenza, il collegamento di comando e controllo oppure la capacità di contenere il velivolo nell’area autorizzata.
SORA 2.5 punta a rendere l’analisi più proporzionata al rischio effettivo e a ridurre le differenze di interpretazione tra le autorità dei diversi Stati europei. Non trasforma però l’autorizzazione in un automatismo: ogni domanda continua a essere valutata dall’autorità competente.
DJI Dock 3 e Matrice 4D sono pronti, documenti ala mano…
Per DJI Dock 3 e i droni della serie Matrice 4D, DJI ha predisposto un pacchetto di dichiarazioni e documenti relativi agli obiettivi di sicurezza operativa per missioni fino al livello SAIL III.
DJI Dock 3 è una stazione automatizzata che può ospitare, proteggere, ricaricare e far decollare un drone compatibile, consentendo di programmare e gestire missioni anche da remoto. DJI Matrice 4D è la piattaforma di volo progettata per lavorare con questa infrastruttura.
La disponibilità della documentazione non equivale a un’autorizzazione automatica al volo BVLOS. Può però fornire all’operatore una parte delle evidenze tecniche necessarie per dimostrare il rispetto degli OSO nella domanda basata su SORA.
È un passaggio significativo: nelle missioni più avanzate non contano soltanto autonomia, sensori e qualità delle immagini, ma anche la possibilità di documentare in maniera verificabile l’affidabilità dell’intero sistema.

Zone geografiche UAS: attenzione alla mappa prima del decollo
Rimane centrale anche il tema delle zone geografiche UAS, cioè aree nelle quali l’impiego dei droni può essere vietato, limitato oppure subordinato a condizioni e autorizzazioni particolari.
Il 24 giugno 2026, l’ENAC ha pubblicato una bozza di nuovo regolamento, rimasta in consultazione fino al 24 luglio. Alla data del 17 settembre, sul portale dell’Ente risulta ancora disponibile la bozza di consultazione. Prima di descrivere le nuove disposizioni come definitive occorrerà quindi attendere la pubblicazione del testo approvato e la relativa entrata in vigore.
Le zone geografiche sono particolarmente rilevanti per le infrastrutture, perché ponti, viadotti, cantieri, impianti industriali e reti di trasporto possono trovarsi vicino ad aeroporti, eliporti, aree militari o altri spazi sottoposti a restrizioni.
Prima di ogni missione è quindi necessario consultare le informazioni aeronautiche e la cartografia ufficiale disponibile attraverso D-Flight. Le indicazioni visualizzate nelle applicazioni del produttore costituiscono un supporto tecnologico, ma non sostituiscono la verifica delle regole e delle autorizzazioni applicabili.
Nuove regole droni: cosa cambia per chi usa un drone consumer?
Le novità del 2026 non modificano direttamente le regole fondamentali della categoria Open. Chi usa un drone DJI consumer per riprese personali o professionali può continuare a operare in Open quando rispetta limiti, distanze e condizioni previste per la classe del proprio apparecchio.
Il cambiamento diventa rilevante quando la missione supera quei limiti. Se si vuole, cioè, volare oltre la vista del pilota, sopra i 120 metri o secondo modalità che richiedono un’autorizzazione Specific. In questi casi non basta che il drone sia tecnicamente capace di effettuare il volo.
Le zone geografiche UAS interessano invece tutti, compresi i droni più piccoli. Anche un apparecchio con peso inferiore a 250 grammi può essere soggetto a un divieto locale o a un limite di quota. La regola pratica, quindi, non cambia: controllare sempre la zona prima di decollare.

Le ricadute sull’agricoltura
In agricoltura occorre distinguere tra monitoraggio e distribuzione di prodotti. Le riprese delle colture, i rilievi multispettrali e la creazione di mappe possono essere svolti in categoria Open quando il drone rimane a vista e sono rispettati tutti gli altri limiti. Su appezzamenti di terra molto estesi, però, può essere utile volare in BVLOS: in questo caso si entra generalmente nella categoria Specific.
I droni impiegati per distribuire prodotti o materiali sui campi ricadono normalmente nella Specific, perché la categoria Open non consente di rilasciare materiali durante il volo. Alla disciplina aeronautica si aggiungono inoltre le norme nazionali ed europee relative alle sostanze previste, alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza degli operatori.
SORA 2.5 potrebbe avere una ricaduta positiva soprattutto sulle missioni agricole ripetitive e su vaste superfici: una valutazione più armonizzata e proporzionata può facilitare la costruzione delle domande di autorizzazione. Non si tratta però di una liberalizzazione automatica dell’irrorazione o del BVLOS, bensì di un quadro più strutturato per dimostrare che una determinata operazione può essere condotta in sicurezza.
Il quadro che emerge nel 2026 è chiaro: nelle attività professionali più avanzate, la normativa non può essere affrontata soltanto poco prima del decollo. Deve entrare fin dall’inizio nella scelta del drone, dei sensori, del software, dell’area operativa e delle procedure.
Per gli operatori significa progettare insieme tecnologia e sicurezza. Per i produttori significa accompagnare le prestazioni dei prodotti con documenti tecnici adoperabili nelle valutazioni del rischio. E noi di DJI lo abbiamo fatto e lo faremo.
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_ Il Blog Ufficiale di DJI Italia è curato da Dino del Vescovo _


































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