Con lo stabilizzatore Ronin RS 5, DJI porta avanti una linea evolutiva ormai chiara: il gimbal non è più soltanto uno strumento di stabilizzazione, ma un elemento attivo nella costruzione dell’immagine. La serie Ronin, nata come piattaforma per grandi rig cinematografici, si è progressivamente alleggerita e resa più autonoma e l’RS 5 rappresenta oggi il punto di equilibrio tra perfetta maneggevolezza e controllo avanzato.

Il DJI RS 5 supporta un carico massimo di 3 kg. Permette di selezionare il soggetto da inseguire direttamente nel display e assicura la massima ergonomia d’uso grazie all’impugnatura a valigetta

Stabilità e potenza

Dal punto di vista tecnico, il gimbal DJI RS 5 introduce la quinta generazione dell’algoritmo di stabilizzazione RS, accompagnata da un incremento significativo della coppia dei motori integrati rispetto alla generazione precedente. Questo non cambia la natura del prodotto, già molto stabile con il modello RS 4, ma ne amplia il margine operativo: movimenti più bruschi, camminate veloci o riprese in verticale risultano più controllabili e prevedibili.
Abbiamo lavorato per sottrazione, come direbbe un regista, con meno interventi correttivi da parte dell’operatore e più coerenza del movimento. Anche il sistema di feedback, con indicatori visivi sull’asse verticale, va in questa direzione, rendendo esplicito ciò che prima era affidato alla sensibilità di chi impugna il gimbal.

rs5-2
DJI RS 5
DJI RS 5 Combo

Il tracking del soggetto

La novità più rilevante è l’introduzione del modulo di tracking intelligente integrato. Con il DJI RS 5, il gimbal non si limita a stabilizzare, ma è in grado di riconoscere e seguire soggetti direttamente dal proprio schermo, senza dover ricorrere a sistemi esterni.
Questo passaggio ha un impatto concreto sul lavoro: il movimento di macchina non è più solo una risposta all’operatore, ma può diventare una funzione semi-autonoma. In pratica, il gimbal entra nel linguaggio della scena, non resta più un supporto tecnico.

Autonomia e integrazione

Sul piano energetico e della connettività, l’RS 5 consolida il nostro approccio. Ha autonomia sufficiente per coprire una giornata di lavoro standard, ricarica sensibilmente più rapida rispetto al passato (fino al 60% per 14 ore in stand-by) e integrazione diretta con fotocamere Nikon, Canon, Sony, Panasonic e Fujifilm e accessori via wireless (Bluetooth) e USB-C.
Il gimbal si inserisce quindi in un ecosistema molto più ampio. Motori di messa a fuoco, sistemi di trasmissione video e moduli di controllo remoto dialogano tra loro, trasformando lo stabilizzatore RS 5 in un nodo operativo.

DJI RS 5: ergonomia e flusso di lavoro

Il gimbal RS 5 riduce le operazioni necessarie tra un’inquadratura e l’altra grazie a blocchi automatici degli assi più rapidi, a un sistema di bilanciamento reso più fluido e a una gestione immediata del passaggio tra orizzontale e verticale. L’idea è chiara: il gimbal deve seguire il ritmo della produzione, non rallentarlo.

All’accensione, gli assi del DJI Ronin RS 5 si sbloccano e si portano in posizione all’istante, permettendo di essere operativi davvero in pochi attimi
Basta allentare e premere la manopola laterale per passare dalla ripresa orizzontale alla verticale

Gimbal a confronto

Rispetto al DJI RS 4, l’RS 5 non cambia il posizionamento e resta un gimbal per mirrorless e setup relativamente leggeri. Introduce però un salto funzionale evidente sul fronte del tracking e della velocità operativa.
Il confronto con DJI RS 4 Pro chiarisce invece la strategia di gamma: il modello Pro mantiene un vantaggio in termini di capacità di carico e ambizione cinematografica, mentre l’RS 5 privilegia leggerezza, immediatezza e lavoro in solitaria. Sono due strumenti pensati per contesti diversi più che due gradini della stessa scala.

Lascia un commento