Quando una tecnologia entra nella lista ufficiale delle camere approvate da Netflix, come accaduto al drone da cinema DJI Inspire 3, succede qualcosa di raro. Quella tecnologia smette di essere un accessorio “extra” e diventa grammatica cinematografica. L’Inspire 3 non è semplicemente un drone migliorato, ma una macchina da presa volante (a obiettivi intercambiabili) che può convivere, senza compromessi, con cineprese da set. Da quel momento il drone non è più uno strumento a cui è delegata la sola “ripresa aerea”, è un’opzione di regia.

Il drone DJI Inspire 3 è equipaggiato con la fotocamera Zenmuse X9-8K Air dotata di sensore CMOS full-frame e capace di produrre immagini di risoluzione massima pari a 8.192×5.456 pixel e video nei formati grezzi CinemaDNG e Apple ProRes RAW di risoluzione massima pari a 8,1K (8.192×4.320 pixel). A disposizione di produttori e registi anche i formati Apple ProRes 422 HQ e H.264. Quanto agli obiettivi, può mondare i DJI DL 18 mm F2.8 ASPH, DL 24 mm F2.8 LS ASPH, DL 35 mm F2.8 LS ASPH, DL 50 mm F2.8 LS ASPH e DL 75mm F1.8.

DJI Inspire 3, un drone “imprevedibile”

Il DJI Inspire 3 aveva già fatto bella mostra di sé nel sequel del 2025, visibile su Netflix, della celebre commedia sportiva Happy Gilmore (da noi tradotto come “Un tipo imprevedibile”) interpretata da Adam Sandler. Questo è stato uno dei primi set hollywoodiani dove il nostro drone è stato usato operativamente durante la produzione. È interessante notare che l’Inspire 3 non ha sostituito esclusivamente l’elicottero, bensì il carrello (Dolly shot). Ossia lo strumento per eccellenza per realizzare un movimento di macchina in cui la cinepresa si sposta fisicamente nello spazio (avanti, indietro o lateralmente) montata su un supporto mobile (carrello su rotaie, piattaforma o sistemi equivalenti).
Movimenti lunghi, continui, a pochi metri dal terreno, inseguimenti fluidi, cambi di asse rapidi, traiettorie impossibili da ottenere con mezzi tradizionali senza interrompere l’azione o ricostruire la scena. Questo è diventato il ruolo del drone, una camera che segue il gesto atletico invece di inseguirlo.

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DJI TB51 Intelligent Battery
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DJI TB51 Intelligent Battery Hub
DJI High-Bright Remote Monitor
DJI High-Bright Remote Monitor

Santa Zeta e le riprese narrative

Nel film Santa Zeta, produzione internazionale girata tra più continenti da Antonio Muñoz de Mesa, il DJI Inspire 3 è stato incaricato direttamente delle riprese aeree narrative, ma ha potuto mostrare la sua natura più cinematografica. Non è stato impiegato per inquadrature acrobatiche o spettacolari, come nei film fantasy. Ma per riprese integrate nel montaggio, movimenti che iniziano con un drone e finiscono come steadycam, la famosa cinepresa mobile (oggi telecamera) ideata da Stanley Kubrick e sfruttata sul set di Shining.
Sebbene meno visibile, questa è forse la trasformazione più importante. Lo spettatore infatti non percepisce più “la ripresa dall’alto”, ma solo la scena, nella sua articolazione.

L’eredità: l’Inspire 2 e i grandi set

L’Inspire 3 ha potuto percorrere una strada già preparata dal suo predecessore, l’Inspire 2, perfettamente integrato nel flusso di lavoro delle major e protagonista di “pellicole” spettacolari quali Mission: Impossible – Fallout, o l’acclamata serie Stranger Things (che da poco ha scritto il suo capitolo finale) e, ancora, l’immortale franchise di James Bond, per l’ultima apparizione di Daniel Craig nei panni di 007. Proprio in quegli anni il nostro drone ha dimostrato di potere girare cinema vero: RAW, continuità visiva, seconda unità integrata con la principale. L’Inspire 3 nasce esattamente da quella esperienza e ora si accredita non più come “drone cinematografico”, ma come cinepresa che può volare.

Droni e cinema, un ruolo ormai insostituibile

Paradossalmente, con questa evoluzione accade che meno se ne parla… più i droni sono usati. Se un tempo il drone era un effetto speciale, e come tale era dichiarato, magari con una certa enfasi, oggi ha trovato il suo posto stabile tra le altre camere del set. Per questa ragione, è spesso fornito dalla rental house insieme alle altre cineprese, configurato con pipeline colore identica alle camere principali, registrato come unità camera, non come tecnologia aggiunta. D’altronde, ve ne avevamo parlato nell’articolo: Traguardo storico per DJI: l’Inspire 3 approvato da Netflix come videocamera principale per le produzioni 4K.
Insomma, quando una tecnologia diventa invisibile nei titoli tecnici, significa che è diventata parte integrante del linguaggio. Forse Il futuro delle riprese aeree non è mostrare che si vola. È permettere alla storia di farlo senza che lo spettatore se ne accorga (o quasi).

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