Parlare di autonomia dei droni DJI sopra la categoria “Mini” cambia completamente prospettiva. Il tempo in cui il vostro drone resta in volo non decide soltanto se potrete fare un’inquadratura in più. È il modo in cui si costruisce una ripresa, si pianifica un percorso, si gira davvero una scena. Se le serie Neo, Flip e Mini rappresentano il concetto di “libertà leggera”, le famiglie di droni Air, Avata e Mavic rappresentano tre filosofie diverse di permanenza in aria: esplorazione, immersione e produzione. Simile l’essenza degli Inspire, droni cinematografici per eccellenza, sempre più utilizzati nelle produzioni video di altissimo livello. In tutte e quattro le serie, così come nei modelli entry-level trattati nella Parte 1/2 di questo articolo, la batteria non deve fornire energia soltanto per il volo. Le videocamere sempre più evolute che equipaggiano i droni DJI, in diversi modelli a obiettivo multiplo, e i gimbal che le stabilizzano, contribuiscono ad assorbire risorse ed energia.

Il tempo giusto per raccontare: serie DJI Air
Con i droni della serie Air, DJI cerca un equilibrio molto preciso: un drone ancora trasportabile ma capace di sessioni di volo lunghe, non frammentate. Il caso più rappresentativo è il DJI Air 3, con un’autonomia massima dichiarata di circa 46 minuti in condizioni controllate. Qui si avverte il cambio di prospettiva, perché non siete più costretti a pensare in termini di “clip”.
Potete costruire una sequenza: decollo, esplorazione, variazioni di quota, ricerca della luce giusta, seconda inquadratura… e rientro senza fretta. È il tempo tipico di un’uscita fotografica breve fatta bene.
In questa famiglia, le batterie accessorie sono parte integrante del progetto. DJI propone il kit Air 3 Fly More Combo con più batterie e stazione di ricarica dedicata, capace di caricarle in sequenza e perfino di trasferire energia da una all’altra per massimizzare quella più carica. In aggiunta, il DJI Power SDC per la serie DJI Air 3 è un cavo per la ricarica veloce.
Il DJI Air 3S propone 45 minuti di autonomia e può essere attrezzato con una o più Intelligent Flight Battery aggiuntive, con l’opzione QuickTransfer da spento per trasferire file rapidamente, anche quando il drone non è acceso. È anch’esso disponibile nel bundle Fly More Combo con radiocomando DJI RC 2 oppure DJI RC-N3. Le batterie extra non servono tanto a salvare la ripresa quanto a cambiare il tipo di giornata: da singolo spot a intero itinerario.




DJI Avata: perdere la cognizione del tempo
Poi c’è una famiglia completamente diversa, quella degli Avata. In questo caso i numeri dell’autonomia non raccontano tutto. Un drone che faccia del volo in prima persona (FPV, First Person View) la sua caratteristica principe, infatti, non si usa (prevalentemente) come una macchina da ripresa sospesa. Ma come un’estensione del corpo. Si vola vicino agli oggetti, si accelera, si frena, si entra negli spazi, li si osserva da vicino.
L’Avata 2 arriva a circa 23 minuti. Sulla carta è meno di un Air o di un Mavic. Nella pratica può sembrare molto di più, perché il volo FPV è intenso e ogni minuto riempie di emozione. Non si tratta di restare in aria a lungo, ma di fare ripetuti tentativi, perfezionare traiettorie, personalizzare passaggi.
Non a caso DJI lo vende tipicamente in kit con più batterie: il Combo può includere due o tre batterie e, nel caso del kit con 3 batterie, un hub di ricarica bidirezionale (disponibile anche singolarmente). L’edizione Pro-View Combo include due batterie e il visore DJI Goggles 2, proprio per la rotazione continua delle sessioni. Più che una batteria grande, conta la continuità: volare, atterrare, ripartire subito.



DJI Mavic: il tempo della produzione
Con i droni della serie Mavic, si entra nel territorio delle vere riprese strutturate. Il riferimento attuale è il Mavic 4 Pro, con circa 51 minuti di autonomia massima (43 minuti di volo stazionario). Curiosamente la sua durata in volo non è molto diversa da quelle dell’Air 3 come cifra pura, ma cambia completamente il significato.
Con un Mavic si pianifica, si aspetta la luce, si ripete la scena, si prova una seconda traiettoria, si gira una variante di sicurezza. Non è il tempo per volare: è il tempo per le riprese serie.
Non va dimenticato inoltre che i droni della serie Mavic sono i più utilizzati al mondo in missioni di recupero, ricognizione, salvataggio di vite umane e trasporto verso luoghi impervi o addirittura inaccessibili.
DJI accompagna il drone con kit dedicati: il DJI Mavic 4 Pro 512GB Creator Combo (DJI RC 2 Pro) aggiunge 3 batterie di volo intelligenti e il radiocomando DJI RC 2 Pro. In alternativa, se si guarda al modello precedente, c’è il DJI Mavic 3 Pro Fly More Combo (RC Pro) con 3 batterie di volo intelligenti e stazione di ricarica. Le batterie accessorie in questo caso non prolungano semplicemente una gita: garantiscono continuità sul set o nelle operazioni di salvataggio.




Dove c’è cinema c’è il DJI Inspire
Si parla di set cinematografici? Allora si parla della serie DJI Inspire, che propone una categoria di droni ulteriore e diversa. Il DJI Inspire 3 ha circa 26–28 minuti di autonomia dichiarata a seconda della configurazione.
Sembrerebbe meno dei modelli consumer ed è infatti una scelta intenzionale. È un drone tipicamente cinematografico e ha quindi più peso, più stabilità, più sistemi attivi. È in altri termini la massima espressione della tecnologia firmata DJI. L’obiettivo non è restare in aria il più a lungo possibile, ma ottenere il massimo controllo per ogni singolo girato.
Per darvi un’idea della reputazione di cui l’Inspire 3 gode nel settore delle produzioni cinematografiche firmate Netflix (ma non solo), vi rimandiamo all’articolo: Traguardo storico per DJI: l’Inspire 3 approvato da Netflix come videocamera principale per le produzioni 4K.
Anche qui il sistema è pensato per lavorare senza interruzioni. DJI fornisce batterie professionali dedicate e un hub di ricarica specifico per conservarle operative durante le riprese. La durata del volo diventa l’unità minima del lavoro, come un tempo era il nastro di pellicola. Inoltre, mettiamo a disposizione i nostri accumulatori/caricatori di diverso taglio DJI Power 1000 V2 dotati del sistema di ricarica rapida veloce e super veloce. Perché le riprese all’aperto, lontani da prese di corrente, non mettano limiti alla vostra creatività e al vostro perfezionismo.




Conclusioni sull’autonomia dei droni
È ormai chiaro che i minuti di autonomia in volo non possono essere considerati come valore assoluto e indipendente. Bisogna sempre relazionarli con il tipo di drone che avete tra le mani e le ragioni per cui lo avete comprato. È chiaro che 26 minuti di riprese per il cinema costituiscono un bel patrimonio, se si pensa che un film o un documentario possono durare da mezz’ora fino a più di due ore. Ed è altrettanto chiaro che anche 15 minuti sono più che sufficienti per divertirsi in famiglia con un Neo 2 o un Flip. Dell’autonomia dei droni DJI entry-level abbiamo infatti parlato nell’articolo: L’autonomia dei droni DJI: i numeri della libertà creativa – Parte 1/2. A ognuno il suo budget, il suo scopo, il suo drone e il suo tempo.
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_ Il Blog Ufficiale di DJI Italia è curato da Dino del Vescovo _





































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