Il Monte Bianco è la nostra vetta più iconica, sebbene condivisa con i cugini francesi. Ed è proprio su quel versante, tra gli eroi del soccorso alpino d’Oltralpe, che si svolge “la nostra storia”. Nel massiccio del Monte Bianco, ogni intervento è una corsa contro il tempo. Le condizioni possono cambiare nel giro di pochi minuti, il terreno è impegnativo e raggiungere una vittima può richiedere ore di sforzo fisico.
Per il Plotone di Gendarmeria d’Alta Montagna di Chamonix (PGHM), celebre per la sua competenza, ogni dettaglio conta.
È in questo contesto che il drone da trasporto DJI FlyCart 30 diventa uno strumento prezioso, concepito non per sostituire i soccorritori, ma per supportarli dove la montagna rende tutto più difficile.
Come spiega il tenente Loïc, dell’unità di coordinamento tecnico del PGHM, «Gli elicotteri volano a vista, ed è lì che le cose si complicano. Non appena arrivano le nuvole, la missione diventa più difficile. Un drone come questo può volare su una rotta programmata, e possiamo persino mandarlo dentro le nuvole.»

DJI FlyCart 30: alleggerire il carico, accelerare il soccorso

Durante una missione, infatti, i soccorritori devono trasportare: materiale medico, corde, ancoraggi, kit di riscaldamento, radio e talvolta carichi pesanti indispensabili per avanzare.
Ad alta quota o su terreni accidentati, ogni chilogrammo conta e il DJI FlyCart 30 può trasportare questo equipaggiamento direttamente nella zona d’intervento.
Come ripete Loïc: «Il vantaggio di un drone da trasporto è duplice: fa risparmiare tempo prezioso alle vittime e migliora l’agilità operativa, aiutandoci a evitare di esporre le squadre di soccorso a rischi inutili.»
Ciò significa: meno affaticamento per i soccorritori, arrivo più rapido sul luogo della vittima, condizioni d’intervento più sicure, più energia nel momento critico.

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DJI FlyCart 30, dove osano… i droni

Pierre, pilota di droni del PGHM ci spiega che «il drone da carico permette ai soccorritori a terra di muoversi più leggeri e raggiungere più rapidamente le vittime. Il ruolo del pilota di drone in una missione di soccorso in montagna è individuare un punto di rilascio e lanciare il drone il prima possibile.»
A volte il terreno è troppo instabile, troppo esposto o troppo carico di neve perché un soccorritore possa procedere in sicurezza. Il DJI FlyCart 30 può allora essere inviato in avanscoperta per depositare corde, un kit medico con defibrillatore o altra attrezzatura di sopravvivenza. Questo vero e proprio supporto aereo riduce l’esposizione al pericolo dei soccorritori e fornisce un aiuto rapido e concreto.

Il DJI FlyCart 30 in azione (Photo Credits: © PGHM Chamonix)

Collegamento vitale tra la base e le squadre sulla parete

Mentre una squadra avanza lungo una parete, un canale o una cresta, il DJI FlyCart 30 funge da vero e proprio connettore logistico. Può portare attrezzatura supplementare, sostituire uno zaino perduto, consegnare una batteria radio o trasportare una coperta termica a seconda dell’evoluzione della situazione.
In montagna, dove un oggetto dimenticato o un imprevisto possono essere critici, questa capacità di rifornimento in tempo reale cambia tutto. Il FlyCart 30, naturalmente, è manovrato da soccorritori esperti, formati per situazioni estreme.
La tecnologia non decide: assiste. Fornisce un margine d’azione supplementare dove la natura lascia pochissimo spazio all’errore.
Sui pendii del Monte Bianco, il drone permette di andare più veloci, più lontano, e talvolta semplicemente di offrire a qualcuno una possibilità in più.

Il drone da trasporto DJI FlyCart 30 misura, quando le eliche e i bracci sono aperti, 280x308x94,7 cm e può sostenere un peso massimo al decollo di 95 kg

Un’alleanza tra competenza umana e innovazione

Il PGHM Chamonix Mont-Blanc è da tempo riconosciuto per i suoi standard eccezionali e un’esperienza che non teme confronti. L’arrivo del DJI FlyCart 30, tuttavia, apre nuovi scenari e assicura ulteriori miglioramenti.
Come abbiamo detto, grazie a esso, i soccorritori possono preservare le energie per i momenti decisivi e ridurre i rischi. In tal modo possono guadagnare minuti preziosi e ottimizzare ogni fase della missione.
Il drone può aiutare. Ma il vero coraggio, quello indispensabile per salvare vite, appartiene alle donne e agli uomini che avanzano nonostante il freddo, il vento e il vuoto, e che ogni giorno danno alle montagne un volto più umano.
Come spiega il tenente Loïc: «Il drone non è affatto un gadget. È un vero strumento che si inserisce nella catena del soccorso. Il soccorso in montagna è un ecosistema composto da soccorritori, medici, equipaggio dell’elicottero… e il drone è uno strumento aggiuntivo che stiamo ora integrando in questo ecosistema». Per alpinisti, escursionisti e operatori della montagna, è una garanzia in più. Ma resta sempre imprescindibile, per tutti, il rispetto della montagna, del suo clima e della sua antica potenza. Se non si è disposti a questa umiltà, meglio dedicarsi al Mont Blanc… in pasticceria.

Immagine in apertura: © Marek Piwnicki

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