Il 18 novembre 2025 è entrato in vigore il Ddl Semplificazioni (182/2025). Con l’articolo 6 (Semplificazioni per lo sviluppo di sistemi di agricoltura di precisione) il legislatore italiano ha introdotto una novità attesa da anni che riguarda i droni agricoli. Per la prima volta è prevista, in deroga al divieto generale di irrorazione aerea, la possibilità di sperimentare trattamenti fitosanitari tramite sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (UAS/APR).
La norma modifica il Dl 150/2012, recepimento italiano della Direttiva 2009/128/CE, che all’articolo 9 vietava l’irrorazione aerea salvo deroghe. Fino ad oggi, l’iter autorizzativo era limitato a centri di saggio (CdS) ed enti di ricerca, con procedure complesse e tempi incompatibili con le esigenze operative di campo. Il nuovo articolo 13-bis introduce invece un triennio di sperimentazione, sebbene subordinato ad alcuni obblighi burocratici non troppo onerosi.
Resta centrale il decreto attuativo, atteso entro marzo 2026, che dovrà definire colture, terreni, organismi nocivi, prodotti ammessi e modalità operative, nel rispetto del Piano d’Azione Nazionale (Pan), della normativa ENAC e del Regolamento (UE) 2019/947. Non è un “liberi tutti”, ma un quadro che riconosce finalmente il drone come strumento di agricoltura di precisione, integrato in una logica data-driven.

Il drone agricolo DJI Agras T50 spruzza liquido fino a 17 litri/minuto e ha un carico utile di 40 kg

Perché il drone cambia l’agricoltura

Le sperimentazioni regionali già attive dal 2022 (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Piemonte) su vite, olivo, risaia e colture orticole hanno evidenziato alcuni elementi ricorrenti: rapidità di intervento, riduzione della deriva e, a proposito di sostenibilità, minori quantità di prodotto distribuito.
Il punto non è soltanto “spruzzare dall’alto”, ma intervenire in modo mirato. Il drone è una piattaforma capace di monitorare e trattare. Prima acquisisce dati, poi agisce solo dove necessario. In contesti difficili, quali vigneti terrazzati, terreni declivi, appezzamenti frammentati, consente operazioni precise limitando il coinvolgimento del suolo e l’esposizione dell’operatore.
L’approccio è coerente con la direzione indicata dal legislatore: integrare competenze aeronautiche, agronomiche e fitosanitarie per ridurre la quantità di agenti chimici utilizzata e migliorare così l’impatto ambientale, mantenendo efficacia e competitività.

Il drone agricolo DJI Agras T50 in azione

DJI Agras: piattaforma operativa per l’irrorazione di precisione

In questo scenario, la serie di droni agricoli DJI Agras rappresenta l’espressione più avanzata della nostra visione di agricoltura intelligente. Il drone DJI Agras T50 è progettato per operazioni di irrorazione e distribuzione. È dotato di un serbatoio per liquidi da 40 litri e di un sistema di spruzzo ad alta portata, con doppio atomizzatore centrifugo, capace di adattare dimensione delle gocce e flusso in funzione del trattamento. Il sistema radar a onde millimetriche e la visione binoculare frontale consentono il rilevamento degli ostacoli e il volo a seguire il profilo del terreno, caratteristica essenziale in vigneti e colture collinari.
Accanto al T50, il DJI Agras T25 offre una soluzione più compatta, con serbatoio per liquidi da 20 litri, struttura pieghevole e facilità di trasporto, pensata per aziende medio-piccole o appezzamenti frammentati.
Entrambi i modelli supportano pianificazione di missioni automatiche, mappatura dei campi e gestione digitale dei parametri di volo e distribuzione. Il controllo preciso della portata e della larghezza di lavoro permette trattamenti omogenei e ripetibili. La possibilità di registrare i dati operativi si inserisce pienamente nel paradigma dell’agricoltura di precisione riconosciuto dalla nuova normativa. Per ciascun prodotto, DJI propone un contratto di garanzia ad hoc.
I droni, naturalmente, lavorano in un ecosistema completo, che prevede spreading system o strumenti di ricarica senza cavo (come il DJI Agras T50 Battery charger C10000), pensati per il lavoro nei campi.

DJI Agras T50
DJI Agras T50
DJI Agras T25
dji_agras_t10_spreading_system_3.0
DJI Agras T10 Spreading System

Una tecnologia pronta, in attesa di regole operative chiare

La riforma italiana riconosce formalmente ciò che in molti Paesi è già prassi. Il drone agricolo non è un esperimento, ma un mezzo tecnico maturo. Ora la responsabilità passa al decreto attuativo, che dovrà garantire uniformità applicativa tra Regioni, coordinamento con ENAC e chiarezza su colture e prodotti autorizzati. Noi crediamo che l’integrazione tra piattaforme come DJI Agras e un quadro normativo solido possa accelerare la transizione verso un’agricoltura più efficiente, sostenibile e competitiva. La tecnologia è pronta al decollo. Con regole chiare, anche l’Italia potrà farla volare davvero (testo integrale della Legge 2 dicembre 2025, n. 182).

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