Dalle recensioni fin qui prodotte sul nuovo DJI Avata 360, emerge un quadro piuttosto netto. Non è considerato un semplice aggiornamento della serie Avata, ma un oggetto ibrido che unisce il linguaggio FPV, la ripresa a 360° e una gestione più accessibile anche per chi arriva dai droni “tradizionali”.
Per Iain Anderson di ProVideo Coalition, il punto è che si tratta di «un drone che puoi semplicemente far volare e poi inquadrare in post», cioè di un velivolo che sposta una parte decisiva del lavoro creativo dal momento del volo alla post-produzione.
Adam Juniper di Digital Camera World lo definisce addirittura «un passo audace nel volo a 360 gradi», sottolineando come l’Avata 360 apra una fase nuova nel rapporto tra pilotaggio e ripresa.
Il filo comune delle prove è questo: l’Avata 360 interessa soprattutto perché promette di ridurre il peso della scelta in volo. Anderson osserva che con una camera 360 «non hai più bisogno di puntarle», mentre Anran Zhu di Heliguy riassume il vantaggio creativo con una formula molto efficace: «libertà di filmare prima e inquadrare dopo». In altre parole, prima si porta a casa il movimento, poi si decide il punto di vista. È una logica che piace molto a chi lavora da solo, a chi gira contenuti rapidi e a chi vuole ottenere più versioni dello stesso materiale partendo da un unico passaggio.

Il drone DJI Avata 360 può funzionare come drone di ripresa tradizionale, utilizzando una sola delle due fotocamere di cui dispone, oppure come drone 360, sfruttando le riprese di entrambe le fotocamere (con sensore da 1/1,1 pollici e 64 megapixel di risoluzione)

DJI Avata 360, video e fotografia

È però nella sezione imaging che l’Avata 360 raccoglie gli elogi più convinti. Le specifiche riprese in più recensioni parlano di doppio sensore da 1/1,1″, video 360 fino a 8K/60p e foto 360 ad altissima risoluzione. Digital Camera World mette l’accento sulla combinazione tra «acquisizione 8K potente» e controlli accessibili, mentre Heliguy parla di un sistema capace di produrre contenuti ad alta risoluzione con grande elasticità d’uso. Anche Steve Dent di Engadget, pur nel quadro di una recensione più sfumata, riconosce che il titolo «il video a 360 raggiunge nuovi livelli» non è casuale: la proposta DJI alza concretamente l’asticella del drone panoramico consumer.
Il punto decisivo, però, non è solo la risoluzione. È la possibilità di trasformare una singola traiettoria in molti output diversi. Iain Anderson scrive che la capacità di rifinire e reindirizzare l’inquadratura dopo il volo «può davvero fare risparmiare preziosi minuti di volo», e aggiunge che con questo drone «semplicemente non sono possibili con nessun altro» certi tipi di shot e di transizioni.

Il drone DJI Avata 360 utilizza due sensori CMOS da 1/1,1″ in grado di lavorare in simultanea quando è attiva la modalità foto o video 360. Se con un solo obiettivo, la ripresa video raggiunge la risoluzione 3.840×2.160 a 60/50/48/30/25/24 fps (4K con aspect ratio 16:9), con il doppio obiettivo si ottengono video a 360° con risoluzione 8K (e aspect ratio 2:1): 7680×3840 a 60/50/48/30/25/24 fps

Video social orizzontali e verticali con Avata 360

FirstQuadcopter, nelle parole di Gyuri Flo, condensa lo stesso concetto in quattro parole: «vola una volta, reinquadra all’infinito». Per chi produce video verticali e orizzontali, clip social e montaggi più classici, questo è probabilmente l’argomento più forte emerso dalle prove.
Anche sul versante fotografico i giudizi sono sempre positivi. Digital Camera World osserva che il file panoramico mantiene «una buona quantità di dettaglio» e che «la luce scarsa è gestita bene» nelle immagini mostrate nel test. ProVideo Coalition, dal canto suo, sottolinea l’impatto delle foto 360 ad alta risoluzione, abbastanza ampie da consentire ritagli e ridefinizioni mantenendo una resa convincente. L’idea che ricorre più spesso è che l’Avata 360 non serva solo a fare video spettacolari, ma possa diventare anche uno strumento molto serio per still aerei inconsueti.

DJI Avata 360 (DJI RC 2) -1
DJI Avata 360 (RC 2)
DJI Avata 360 Motion Combo (Goggles N3)
DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) -1
DJI Avata 360 Fly More Combo (RC 2)

Sicurezza e fiducia in volo

Un altro tema molto presente nelle recensioni è la sicurezza operativa. Qui il design cinewhoop con eliche protette è giudicato unanimemente come un punto di forza, non soltanto per la robustezza del drone, ma per la serenità che trasmette in prossimità di ostacoli, persone o ambienti stretti. Heliguy scrive che l’insieme fra sensori omnidirezionali, LiDAR anteriore e protezioni permette di «catturare riprese dinamiche con maggiore sicurezza». È una frase che riassume bene il tono generale delle recensioni: l’Avata 360 viene percepito come un drone che incoraggia la sperimentazione senza far sembrare ogni passaggio un azzardo.

Le prove pratiche rafforzano questa impressione. Anderson di ProVideo Coalition racconta che l’«evitamento degli ostacoli funziona bene» e che nei suoi test il drone non si è lasciato trascinare contro i pali metallici. Adam Juniper, su Digital Camera World, nota a sua volta che la struttura cinewhoop consente di avvicinarsi agli ostacoli con una fiducia ragionevole. Gyuri Flo di FirstQuadcopter aggiunge un elemento molto concreto: durante l’Active Tracking, anche dopo un contatto con un piccolo ramo, il drone ha continuato a volare in sicurezza. Non è solo una questione di specifiche, dunque, ma di comportamento effettivo sul campo.

C’è poi la questione della lente frontale sostituibili, citata con favore da più testate. Digital Camera World mette tra i punti forti, appunto, le «lenti sostituibili». Heliguy, dal canto suo, descrive la possibilità di intervenire senza inviare il drone in assistenza, e ProVideo Coalition sottolinea che questo permette di rimettersi in aria rapidamente. In un prodotto con ottiche inevitabilmente esposte, è un dettaglio che nelle recensioni viene letto come una scelta molto intelligente e molto concreta. DJI, da questo punto di vista, ha pensato esclusivamente all’esperienza dell’utente, alla possibilità di dare continuità alle sue attività, in funzione della praticità.

Tracking, funzioni intelligenti e uso creativo

Le funzioni automatiche e di tracking vengono valutate molto bene soprattutto quando il drone è usato con controller tradizionale. ProVideo Coalition spiega che ActiveTrack e Spotlight Free rendono più semplice seguire soggetti in movimento, mentre Engadget parla di «tracciamento del soggetto eccellente». FirstQuadcopter offre forse la testimonianza più netta: durante la prova, il drone lo ha seguito «senza perdermi dall’inquadratura nemmeno una volta». Questo tipo di affidabilità interessa moltissimo ai creator che lavorano in solitaria, perché riduce il numero di tentativi e aumenta la probabilità di tornare a casa con una clip buona già al primo volo.
Heliguy insiste proprio su questo aspetto: ActiveTrack 360, Spotlight Free e la possibilità di rifare la scena in post-produzione fanno sì che l’Avata 360 sia pensato non solo per l’effetto wow, ma per un flusso di lavoro davvero pratico. La testata lo propone apertamente a creator, videomaker, viaggiatori e persino ad alcuni impieghi commerciali mirati, come ispezioni visive o marketing immobiliare. Non è soltanto il drone delle acrobazie, insomma, ma uno strumento che cerca di tenere insieme creatività, semplicità e produttività.

Autonomia, trasmissione e workflow

Sull’autonomia i toni sono positivi. Digital Camera World scrive che la batteria «sembra piuttosto buona per gli standard FPV di vecchia scuola» e aggiunge di non essersi sentito limitato durante l’uso. FirstQuadcopter, nel suo test in vento moderato, riporta un comportamento vicino a quanto promesso sulla scheda tecnica. Anche il sistema di trasmissione O4+ viene citato favorevolmente in più recensioni, come elemento che rafforza la sensazione di controllo e continuità del feed video.
Molto apprezzato è anche il lato software, soprattutto per chi accetta l’idea che il vero montaggio dell’immagine avvenga dopo il volo. ProVideo Coalition e FirstQuadcopter insistono sul fatto che l’app DJI Studio diventa parte integrante dell’esperienza, perché permette di rifare l’inquadratura, cambiare FOV, correggere il punto di vista e moltiplicare gli usi di una singola clip. Per Anderson questo significa che il pilota «può ora concentrarsi solo sul volo». Per Heliguy significa poter montare e rimontare con facilità contenuti che nascono già predisposti a più interpretazioni. L’Avata 360, insomma, non è soltanto un nuovo drone DJI: è soprattutto una nuova grammatica per la creatività aerea.

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